A Torre Annunziata, alle pendici del Vesuvio e a poca distanza da Pompei, si trova uno dei luoghi più affascinanti e meno conosciuti dell’archeologia vesuviana: Oplontis.
Da molti conosciuta per la presenza della famosissima Villa A attribuita alla proprietà probabilmente della seconda moglie dell’imperatore Nerone, Poppea Sabina. Ma da pochi conosciuta per la presenza di un’altra importantissima Villa, anch’essa distrutta durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. la Villa B. Ritrovata a pochi metri da Villa Poppea ed appartenuta probabilmente a Lucius Crassius Tertius.
Una villa che recentemente sta offrendo agli archeologi nuove informazioni preziosissime sulla popolazione che viveva nell’area vesuviana poco prima della catastrofica eruzione del 79 d.C. Scopriamole insieme!
Oplontis: una città romana sul mare
A differenza della grande e commerciale vicina Pompei, Oplontis, prima della catastrofica eruzione del Vesuvio era un centro suburbano collegato a Pompei, caratterizzato da diverse strutture residenziali e produttive.
Qui il rapporto con il mare doveva essere particolarmente importante, dato che le indagini hanno dimostrato che in età romana la linea di costa si trovava molto più vicina alle strutture di quanto appaia oggi.
Questo elemento è fondamentale per comprendere anche la funzione della Villa B, che presenta caratteristiche molto diverse dalla vicina Villa A, la celebre Villa di Poppea.
Infatti, mentre la Villa di Poppea era una sontuosa residenza aristocratica, famosa per gli ambienti monumentali e gli straordinari affreschi.
La Villa B aveva una natura decisamente più pratica. Veniva utilizzata per la lavorazione dei prodotti agricoli, come vino e olio. Lo testimonia, anche, la presenza di numerosi ambienti di deposito ritrovati durante gli scavi, oltre ad anfore e materiali legati alla conservazione e distribuzione dei prodotti agricoli.
La Villa B di Crassius
La struttura Villa della B era organizzata intorno a un grande cortile porticato e comprendeva numerosi ambienti disposti su due livelli. Il piano inferiore era adibito a deposito, mentre il piano superiore ad uso residenziale.
Durante gli scavi, infatti, sono stati ritrovati non solo una quantità eccezionale di anfore e strumenti utilizzati per l’attività commerciale, ma anche monete e gioielli. D’altronde la Villa B è anche conosciuta da molti per i famosissimi ori di oplonti che sono stati ritrovati all’interno di una cassaforte della villa stessa.
Una residenza utilizzata da Crassius come luogo nel quale produzione, conservazione, commercio e abitazione si intrecciavano.
L’ambiente 10 e le ultime scoperte
È proprio nella Villa B che recenti studi ed indagini hanno portato alla scoperta di uno dei racconti più drammatici dell’eruzione del Vesuvio.
Nell’ambiente 10, uno dei grandi locali sul lato meridionale del complesso, furono rinvenuti i resti di persone che avevano cercato rifugio durante l’eruzione.
Inizialmente furono individuati 54 corpi, ma le nuove indagini hanno stabilito che il numero delle vittime era maggiore di quello precedentemente riconosciuto: 64 individui.
Si tratta di una delle scoperte più importanti per comprendere la dimensione umana della tragedia di Oplontis.
Queste persone si trovavono nell’ambiente 10 non per svolgere un’attività quotidiana. Ma la ricostruzione archeologica suggerisce che si fossero rifugiate nell’ambiente nel tentativo di sfuggire all’eruzione, probabilmente cercando anche una possibile via di fuga verso il mare, come è avvenuto per i numerosi fuggiaschi ritrovati nelle fornici di Ercolano.
Infatti, l’ambiente 10 si trovava in una zona antistante a quello che doveva essere il porto o comunque un’area direttamente collegata alla costa antica.
Questi individui si erano rifugiati lì di riparo, di scampo, per essere tratti in salvo, ma è lì che hanno trovato la morte durante l’arrivo del flusso piroclastico, come è avvenuto per molte vittime dell’eruzione.
Cosa mangiavano gli abitanti di Oplontis
Le recenti indagini, si sono soffermate anche sulla dieta praticata dagli antichi abitanti di Oplontis.
Che non era fatta interamente di pesce, come si potrebbe ipotizzare data la vicinanza al mare della Villa B.
Dalle indagini condotte, infatti, si è evidenziato che la dieta degli abitanti di Oplontis risultava prevalentemente basata su alimenti vegetali, soprattutto cereali (come orzo, grano) e legumi. E su poche quantità di carne.
È forse questo il dato più curioso emerso dalle nuove ricerche.
Il pesce aveva un ruolo marginale nella dieta, nonostante la straordinaria vicinanza del complesso alla costa.
Gli studiosi sottolineano proprio questo apparente paradosso: ci si sarebbe potuti aspettare un’importante componente marina, mentre le analisi indicano una dieta dominata dalle risorse terrestri.
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