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Il Terrore nei Fornici di Ercolano: cosa accadde durante l’eruzione

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Cosa successe quel giorno durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. all’interno delle fornici di Ercolano? Chi erano quei corpi ritrovati ammassati in cerca di salvezza dalla catastrofica eruzione? Non si salvarono quando l’iniziò la fase eruttiva?

Per quasi due secoli si è creduto che Ercolano fosse stata evacuata in tempo rispetto a Pompei. Si pensava che le sue strade, apparentemente vuote di resti umani, raccontassero la storia di una fuga riuscita via mare. Ma in realtà le scoperte archeologiche ci hanno raccontato altro, hanno fatto luce su quello che accadde quel terribile giorno del 79 d.C.

Un giorno che iniziò come tanti, ma che venne sconvolto da un’evento imprevisto. Dal cratere del Vesuvio improvvisamente iniziò a fuoriuscire cenere e lapilli, che per la direzione dei venti colpì per prima Pompei. Ma l’eruzione non si arrestò lì, proseguì il giorno seguente con l’arrivo del potentissimo flusso piroclastico, che sommerse per prima Ercolano, posizionata più in prossimità del cratere del Vesuvio. E fù durante questa fase che numerosi Ercolanesi morirono durante l’eruzione. Nonostante non furono colpiti per primi e l’eruzione iniziò il giorno precedente, pultroppo molti di loro non riuscirono a fuggire!

Fù proprio all’interno delle fornici di Ercolano che venne fatta nel 1980 la scoperta più sconcertante. Oltre 300 persone stipate nell’oscurità, in attesa di navi di salvataggio che non sarebbero mai arrivate! Si perchè, quei 300 corpi si rifugiarono lì, all’interno dei ricoveri per le barche sull’antica spiaggia di Ercolano, in attesa dei soccorsi via mare, che non fecero in tempo ad arrivare.

Il terrore nei Fornici di Ercolano

Per decenni abbiamo letto e ascoltato della morte istantanea degli Ercolanesi, evaporati all’istante dal calore estremo delle nubi piroclastiche. Ma i dati più recenti rivelano un quadro ben più tragico e profondo: un’attesa angosciosa durata ore.

Infatti, prima che la furia del vulcano travolgesse la costa, quelle 300 persone stipate nei fornici hanno vissuto ore di terrore puro, al buio, nell’umidità della battigia, ascoltando il rombo sordo della terra.

Persone abbracciate in cerca di protezione e di conforto. Giovani madri curvate sui propri figli per proteggerli dalla polvere, facendo scudo con il proprio corpo. Persone con indosso i gioielli più preziosi e nelle tasche sacchetti pieni di monete e chiavi di casa. Non volevano solo salvarsi: credevano davvero di poter tornare indietro a riaprire la porta delle loro vite. Un’ immagine dolorosa e sconcertante che ha testimoniato l’aspetto più duro di quel terribile evento.

L’esame dei corpi di Ercolano

Ma non finisce qui, perchè la scoperta più macabra per i tanti studiosi si è avuta con l’esame degli scheletri dei corpi.

Le alte temperature hanno generato l’ebollizione del sangue, la vetrificazione ed esplosione del cranio. Dalle analisi di laboratorio si è evinto che le macchie ritrovate sugli scheletri furono dovute al sangue che letteralmente bollì e vaporizzò all’istante, all’interno dei vasi sanguigni.

Ma non solo, sulla maggior parte dei crani esaminati nei fornici sono state riscontrate micro-fratture, identiche a quelle prodotte da un improvviso e fortissimo aumento della pressione interna. La massa cerebrale e i fluidi intracranici sono andati in ebollizione istantanea, causando l’esplosione delle calotte craniche prima ancora che il corpo potesse accasciarsi.

Ma la scoperta più clamorosa è stata la vetrificazione del cranio. L’impatto con la nube ardente e il successivo e rapidissimo raffreddamento causato dal fango vulcanico hanno congelato la materia organica attraverso un processo di vetrificazione. È l’unico caso al mondo conosciuto in cui un cervello umano si è trasformato in vero e proprio vetro nero.

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