Tra le rovine silenziose di Pompei, dove il tempo sembra essersi fermato al 79 d.C., c’è un’immagine che colpisce il cuore più di molte statue o affreschi: il calco di un cane, immortalato nel suo ultimo, disperato tentativo di fuggire dall’eruzione del Vesuvio.
Il calco non è solo un reperto archeologico è un simbolo universale di tragedia, quotidianità spezzata e fedeltà. Non apparteneva a un eroe o a un personaggio famoso, ma a una famiglia qualunque, come tante che abitavano la città. In questo risiede la sua forza emotiva: racconta una storia semplice, comprensibile a tutti, anche a distanza di duemila anni.
Una storia che non è stata cancellata da quella tremenda eruzione del Vesuvio, ma è stata custodita grazie alla sua cenere. E grazie anche a chi ha lavorato costantemente ricostruendo pezzo per pezzo una delle città romane meglio conservate al mondo. Ed proprio attraverso il lavoro di uno di questi archeologici, che oggi possiamo osservare uno dei calchi più famosi al mondo.
Come è stato realizzato il calco del cane
Il calco del cane di Pompei fu realizzato nel 1874 durante gli scavi archeologici da Giuseppe Fiorelli, l’archeologo che rivoluzionò il modo di studiare Pompei. Fiorelli intuì che i vuoti lasciati nella cenere solidificata non erano semplici cavità, ma le impronte di corpi ormai scomparsi. Riempì , quindi, quei vuoti con gesso liquido, dando forma a figure umane e animali rimaste imprigionate nel momento della morte.
Tra queste, emerse il cane: contorto, con le zampe irrigidite e il muso piegato in un’espressione di sofferenza che ancora oggi lascia senza fiato.
Il processo è tanto semplice quanto geniale. Dopo l’eruzione, i corpi degli esseri viventi si decomposero nel tempo, lasciando spazi vuoti nella coltre di cenere indurita. Gli archeologi individuarono queste cavità e vi colarono del gesso. Una volta solidificato, il gesso restituì la forma esatta del corpo nel suo ultimo istante di vita, comprese le corde che legavano il cane al collare.
Proprio questo dettaglio rende il calco ancora più struggente: il cane era legato, probabilmente a guardia della casa, e non poté fuggire quando arrivò la pioggia di lapilli e gas tossici.
Dove è stato ritrovato il cane di Pompei
Il cane di Pompei, fu ritrovato nella casa di Orfeo a destra dell’ingresso dove era lì legato, durante lo scavo dell’atrio e degli ambienti limitrofi.
Avrebbe provato con in ogni modo a liberarsi dalla stretta catena che lo teneva al collo, torcendosi con la schiena rivolta verso terra e le zampe sollevate verso l’alto, ma la cenere lo soffocò in pochi istanti.
Provò invano ad arrampicarsi sulla fitta pioggia di cenere e lapilli che invase rapidamente la casa dall’apertura del compliuvium. Ma probabilmente la catena che lo teneva legato al collo non gli diedero modo di mettersi in salvo.
Ed proprio nella posizione esatta della morte che è possibile ammirare questo stuggente calco. Denti, zampe, anello in bronzo del collare è tutto perfettamente chiaro e visibile.
Dove ammirare il calco del cane
Attualmente il calco del cane di Pompei è esposto nell’antiquarium di Boscoreale. In questo piccolo museo oltre al calco del cane è possibile ammirare anche i calchi dei corpi umani e del cavallo ritrovati nella villa di Civita Giuliana e il calco di un maiale. Ma non solo, qui sono esposti numerosi reperti ritrovati a Pompei e nelle ville di Boscoreale.