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Furti di reperti a Pompei: che cos’è la maledizione di Pompei

Curiosità

Leggenda o meno, superstizione o meno, sta di fatto che ogni anno vengono restituiti al Parco Archeologico di Pompei molti reperti rubati durante la visita agli scavi di turisti provenienti da ogni parte del mondo, perché su di loro si è abbattuta la famosa maledizione di Pompei

Sfortuna, disgrazie e malasorte si affliggono su chi ha rubato pezzi di storia dal sito più famoso del mondo distrutto dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Testimoniato dalle stesse lettere inviate dai diretti interessati, che decidono di riconsegnare i preziosi reperti con la speranza che la sfortuna cessi.

Pezzi di muro, di mosaico, pomici vengono ogni anno trafugati dai tanti turisti che fanno visita al sito archeologico, per portare con sé un souvenir unico di Pompei. Ma una volta tornati a casa sugli ignari turisti iniziano ad abbattersi una serie di eventi nefasti. Malattie, guai finanziari, guai familiari che li portano a liberarsi dei reperti con la speranza di ritrovare pace e liberarsi dalla maledizione di Pompei.

Le lettere arrivate al Parco Archeologico

L’ultima in ordine di tempo è la lettera di una giovane turista anonima arrivata a Gennaio del 2024, che ha rispedito indietro alcuni pezzi di pomici. Scrivendo che dopo un anno dal furto si è accorta di essere affetta da una malattia e che i medici dicono che si è trattato solo di sfortuna. Coincidenza o meno sta di fatto che la giovane turista ha voluto liberarsi di quegli oggetti con la speranza di guarire. E di cancellare la maledizione di Pompei di cui non era a conoscenza.

Ma non è l’unico caso in un’altra lettera accompagnata da alcuni frammenti di colonne di Pompei, si legge: “Non sappiamo se è stata la maledizione o solo una coincidenza, ma da quando abbiamo queste pietre siamo sfortunati”. 

Tutte queste lettere hanno in comune un’unica parola la sfortuna e una serie di guai iniziati dopo il furbo. 

La restituzione di questi preziosi frammenti è un gesto importante. Ma allo stesso tempo, non conoscendo l’esatto punto in cui sono stati rubati sono difficili da ricollocare. Ed il danno fatto ad una città millenaria resta nonostante la restituzione. 

Quindi perché rubare pezzi importanti di una città antica deturpando il suo valore? 

Quando al di fuori delle mura ci sono tantissimi chioschi che vendono souvenir di ogni tipo che richiamano perfettamente la storia di Pompei. 

Pompei può essere ricordata anche acquistando una semplice calamita, un’anfora che riproduce perfettamente quella antica, una mattonella del cave canem.

Da dove proviene la leggenda della maledizione di Pompei

In tanti, ma soprattutto su chi si è abbattuta la maledizione di Pompei, si chiedono come sia nata questa leggenda. 

Alcuni credono che la spiegazione risieda nell’ira degli Dei. Infatti, secondo gli antichi Romani, Pompei fu distrutta dall’eruzione del Vesuvio perché gli Dei avrebbero voluto infliggere una punizione agli antichi Pompeiani. Che secondo gli Dei era un popolo troppo legato al lusso. 

Punizione che continua e viene quindi inflitta anche su chi ruba i preziosi reperti sottraendoli alla città. 

Altri invece, collegano la leggenda ad Amedeo Maiuri, uno dei più grandi archeologi e direttore di Pompei, che affermò: “ Che chiunque avesse rubato pezzi dell’antica città romana avrebbe passato sette anni di guai”. 

Probabilmente la verità e l’origine della presunta maledizione di Pompei non si conoscerà mai. Ma una cosa è certa: il furto di un pezzo di storia è un gesto riprovevole, che non andrebbe fatto, a prescindere dalla malasorte o dai guai a cui si potrebbe andare incontro!

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