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Campi Flegrei: c’è un collegamento con il Vesuvio??

Curiosità

I Campi Flegrei sono un vasto complesso vulcanico attivo che si estende su una superficie di circa 200 chilometri quadrati nel golfo di Pozzuoli, in provincia di Napoli. L’area vulcanica comprende per intero i comuni di Pozzuoli, Quarto, Bacoli, Monte di Procida. E limitatamente ad alcune zone o aree il comune di Napoli e Giugliano in Campania. 

I campi Flegrei possono essere definiti come una grande caldera, formata da circa 24 diversi centri vulcanici, a differenza del Vesuvio che ne ha solo uno, estesi sotto i comuni dell’area flegrea. 

Alcuni di questi centri vulcanici presentano manifestazioni gassose come il Vulcano Solfatara, un cratere attivo con fumarole e pozze di fango bollenti. 

Fumarole campi flegrei Napoli

Altri hanno natura idrotermale come quelle di Agnano e Pozzuoli. 

Questo territorio è stato plasmato da millenni di attività vulcanica, che ha creato una serie di coni vulcanici, crateri, sorgenti termali e laghi di origine vulcanica.

E che negli ultimi tempi sta focalizzando maggiormente l’attenzione degli esperti per i numerosi terremoti causati dal bradisismo vulcanico.

Il bradisismo nei Campi Flegrei che cos’è

Il bradisismo che sta interessando l’area dei Campi Flegrei è il lento sollevamento o abbassamento del terreno, che nelle ultime settimane sta provocando intensi terremoti nella zona flegrea.

Questi continui terremoti, anche di rilevante intensità, hanno allertato i vulcanologi e la popolazione su una possibile eruzione del supervulcano. Ormai in fase di quiescenza dal 1538, con l’ultima imponente eruzione che portò alla formazione del Monte Nuovo.

Terremoti che stanno confermando il lento sollevamento del terreno (bradisismo) a cui stanno andando incontro le città dell’area dei Campi Flegrei. Sollevamento testimoniato grazie all’osservazione delle colonne del tempio di Serapide, in parte sommerso dal mare fino al 1983 e oggi completamente fuori dall’acqua.

Tempio di serapide Pozzuoli

Questa costruzione presenta sulle tre colonne ancora erette, fori a varie altezze prodotti dai molluschi marini, che sono indicativi del livello marino nel passato. Grazie alla ricostruzione dei fori è stato possibile capire l’impatto del  bradisismo sul territorio, che ha portato al lento innalzamento del terreno. 

Collegamento tra Campi Flegrei e Vesuvio?

Molti si chiedono se per la loro vicinanza i Campi Flegrei e il Vesuvio sono collegati tra di loro. 

E se una possibile eruzione del supervulcano potrebbe causare un’eruzione anche del Vesuvio. 

In realtà, seppur collocati a pochi Km di distanza l’uno dall’altro non vi è alcun collegamento dei due vulcani, che sono separati tra di loro. 

I due vulcani hanno due strutture completamente differenti. 

Mentre i campi flegrei, come abbiamo già detto, sono un complesso vulcanico formato da 24 centri vulcanici, che potrebbe eruttare in diverse zone. Il Vesuvio, al contrario, è uno stratovulcano, formato da un unico cono ben visibile ed identificato, da dove fuoriesce il magma in caso di eruzione. 

Il cono del vesuvio

Inoltre gli studi condotti sul possibile collegamento tra i campi flegrei e il Vesuvio, hanno escluso un legame tra gli stessi. Non solo per la differente struttura dei vulcani, ma anche per distinta profondità delle camere magmatiche e per la diversa frequenza e dinamica delle eruzioni avvenute in passato. 

Infatti, le eruzioni che hanno interessato il Vesuvio negli anni precedenti testimoniano che non vi è nessun collegamento tra i due. 

Il Vesuvio, famoso e conosciuto in tutto il mondo per la violenta eruzione del 79 d.C. che portò alla distruzione di Pompei, Ercolano, Oplonti  e Stabia, è stato oggetto di diverse eruzioni nel corso della storia. L’ultima fu quella del 1944, documentata anche dagli Americani, durante la seconda guerra mondiale.

Eruzioni che non hanno comportato alcun movimento del vulcano dei campi flegrei. Che come abbiamo già detto è in stato di quiescenza dal 1538. 

Quindi una possibile eruzione di quest’ ultimo non comporterà alcun impatto sul Vesuvio, che continua a rimanere anch’esso in stato di quiescenza. 

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